8) Freud. L'uomo d'oggi nella sua somiglianza con Dio non si
sente felice.
Nella sua opera Il disagio della civilt (1929) S. Freud sviluppa
stimolanti riflessioni sull'evoluzione della civilt e sulle sue
conseguenze rispetto alla felicit o infelicit dell'individuo.
Nonostante i grandi progressi realizzati, la civilt provoca
nell'uomo un diffuso malessere, in quanto ogni societ tende a
reprimere la vita libidica dell'individuo impedendo il
soddisfacimento di molti suoi bisogni profondi e instaurando nel
suo animo sensi di colpa. S. Freud si dichiara piuttosto
pessimista sulla possibilit da parte della civilt di riuscire a
padroneggiare "i turbamenti della vita collettiva provocati dalle
pulsioni aggressive e autodistruttive degli uomini".
S. Freud, Il disagio della civilt, 3 (vedi manuale pagina253-
254).
E' tempo che ci occupiamo dell'essenza di questa nostra civilt,
il cui valore ai fini della felicit  stato messo in dubbio. Non
cercheremo formule che esprimano quest'essenza nel giro di poche
parole, finch non avremo imparato qualcosa da un esame pi
attento Ci accontenteremo dunque di ripetere che la parola
"civilt" designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti
che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori
animali e che servono a due scopi: a proteggere l'umanit dalla
natura e a regolare le relazioni degli uomini tra loro. Per
capirne di pi, esamineremo nei dettagli tutte le caratteristiche
della civilt, cos come esse si manifestano nelle comunit umane.
Senza esitare ci lasceremo guidare dall'uso comune del linguaggio
o, come anche si dice, dal nostro senso del linguaggio, fiduciosi
che in questo modo renderemo giustizia a intimi convincimenti che
ancora si ribellano a essere espressi in parole astratte.
L'inizio  facile: civili sono per noi tutte le attivit e i
valori che sono utili all'uomo per piegare la terra al suo
servizio, per proteggerlo dalla violenza delle forze naturali e
cos via. Su questo aspetto della civilt vi sono pochissimi
dubbi. Risalendo sufficientemente addietro nel tempo, i primi atti
di civilt furono l'uso degli utensili, l'addomesticamento del
fuoco, la costruzione di abitazioni. Tra essi, l'addomesticamento
del fuoco spicca come una conquista straordinaria e senza
precedenti; mediante gli altri, l'uomo si apr una strada che da
allora ha sempre seguto, spinto da qualcosa che non  difficile
indovinare. Con gli utensili di cui entra in possesso, l'uomo
perfeziona i suoi organi - motori e sensori - oppure sposta le
frontiere della loro azione. I motori gli mettono a disposizione
forze immani, le quali, come i suoi muscoli, possono essere
impiegate in qualsiasi direzione; navi e aeroplani fanno s che n
l'acqua n l'aria possano pi ostacolare i suoi movimenti. Con gli
occhiali corregge i difetti delle sue lenti oculari, col
telescopio scruta spazi immensi, col microscopio sconfigge i
limiti posti alla visibilit dalla struttura della retina. Con la
macchina fotografica ha creato uno strumento che fissa le
impressioni fuggevoli della vista; il disco grammofonico riesce a
fare lo stesso per le sensazioni altrettanto transitorie
dell'udito materializzazioni entrambe, in definitiva, del suo
potere di ricordare, cio della sua memoria. Con l'aiuto del
telefono pu udire a distanze che neppure le fiabe avrebbero osato
immaginare. Lo scritto  in origine la voce dell'assente; la casa
 una sostituzione del ventre materno, della prima dimora cui con
ogni probabilit l'uomo non cessa di anelare, giacch in essa egli
si sentiva al sicuro e a proprio agio.
Queste cose non solo appaiono fiabesche, sono in effetti
l'appagamento di tutti, o meglio di quasi tutti i desideri delle
fiabe: e sono cose che l'uomo, grazie alla scienza e alla tecnica,
ha realizzato su questa terra dove appar dapprima come una debole
creatura animale e nella quale ogni individuo della sua specie (oh
inch of nature!) torna a fare il suo ingresso come lattante
indifeso. Tutto questo patrimonio egli pu proclamarlo
un'acquisizione della civilt. Da lungo tempo egli si era fatto
una rappresentazione ideale dell'onnipotenza e dell'onniscienza,
cui diede corpo nei suoi di. Ad essi assegn tutto quel che
pareva irraggiungibile ai suoi desideri, o era proibito. Possiamo
dunque dire che questi di erano ideali di civilt. Oggi egli si 
avvicinato molto al raggiungimento di questi ideali,  diventato
egli stesso quasi un dio. Certamente ci  avvenuto solo nella
guisa in cui, per generale giudizio umano, gli ideali sogliono
realizzarsi, e cio non completamente: per alcune parti in nulla
affatto, per altre solo a met. L'uomo  per cos dire divenuto
una specie di dio-protesi, veramente magnifico quando 
equipaggiato di tutti i suoi organi accessori; questi, per, non
formano un tutt'uno con lui e ogni tanto gli danno ancora del filo
da torcere. Si consoli tuttavia: questa evoluzione non finir
nell'anno del Signore 1930. Le et future riservano nuovi e forse
inimmaginabili passi avanti in questo campo che appartiene alla
civilt, e accresceranno ancora la somiglianza dell'uomo con Dio.
Pure, nell'interesse della nostra indagine, non dimentichiamo che
l'uomo d'oggi, nella sua somiglianza con Dio, non si sente felice.
 (S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino, 1989, volume X, pagine 580-
582).
